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Quando approcciamo per la prima volta al design thinking dentro di noi pensiamo che possa essere una “cosa” utile solo per disegnare graficamente il look and feel di un’applicazione, la sua parte di interfaccia o di interazione con l’utilizzatore finale dell’applicazione. 

Non c’è nulla di più sbagliato. Superare sfide è il vero obiettivo del Design Thinking.

Preferisco il termine superare sfide e non il classico “risolvere problemi” perchè il Design Thinking può essere applicato sia per migliorare qualcosa di già esistente che per creare qualcosa di completamento nuovo. 

Ma cos’è il “qualcosa”? Per cosa si può utilizzare il design thinking?

La risposta alla sfida, la soluzione disegnata, può essere un oggetto fisico come un nuovo prodotto o una nuova tecnologia o qualcosa di intangibile come un nuovo processo, una nuovo servizio, oppure un’applicazione. 

Perchè utilizzare il design thinking anche nella definizione stessa della sfida? 

La risposta è semplice: perché no ?

Se attraverso le tecniche di design thinking è possibile massimizzare il ROI di un progetto perchè non utilizzarlo anche per dare una corretta definizione del “progetto” stesso. 

Prima ancora di allocare tutte le risorse necessarie alla vera e propria competizione, per vincere la sfida, utilizziamo le stessa tecnica per definire correttamente il perimetro di gioco della stessa. 

Il fine della scope definition è allocare correttamente tutte le risorse: umane, economiche, materiale, immateriali, interne, esterne. Per farlo è necessario prima conoscere la sfida.

Definire la “Design Challenge” è molto importante perché consentirà, nelle fasi successive, di intraprendere scelte coerenti ed allineate per il superamento della sfida. A differenza delle fasi successive nella fase di scope definition il soggetto deve essere sempre la sfida e non la soluzione. Eventuali riferimenti alla soluzione devono essere contemplati per esplicitare al meglio vincoli (tecnologici, finanziari, organizzativi , culturali … ) individuati in questa fase. 

Quali tecniche sono quindi necessarie per la definizione del problema? 

  • Concretizzare: non si tratta di una tecnica ma di un naturale predisposizione che il team di design thinking deve avere ed allenare. Concretizzare vuol dire favorire una comunicazione per “esempi”, “modelli” o “schemi”  rispetto ad una comunicazione formale basata su documenti o presentazioni. Concretizzare vuol dire porre come obiettivo la comprensione facile e immediata di tutti della sfida e delle possibili soluzioni 
  • Porsi Domande, Come potremmo…? Cosa possiamo fare per…? questo è il tipo di domande che il team dovrebbe porsi per la definizione della soluzione. Per descrivere la sfida si devono usare maggiormente Il nostro obiettivo è …. , Vogliamo riuscire a … , ricordando che le domande e le affermazioni non dovrebbero essere troppo generiche o troppo specifiche di un singolo caso.
  • Persona in inglese, riferito quindi ai personaggi, ai ruoli delle persone coinvolte. In questa fase è sconsigliato l’utilizzo di generalizzazioni estreme (la soluzione per tutti) o l’estrema specificità (una soluzione diversa per ognuno) 
  • Interviste utili per nuove sfide, ancora più utile per migliorare processi o applicazioni esistenti. Di fondamentale importanza è il contesto in cui avvengono le interviste, che deve essere quello più “familiare” per gli stakeholder, ancora meglio se effettuate dove il servizio, il processo, o l’applicazione sono o saranno utilizzati. Il contesto stesso deve essere osservato e analizzato. Un buon intervistatore deve sempre ricordarsi: 
    • Di essere   aperto di pensiero 
    • Di cercare di analizzare, per quanto possibile, la situazione “As Is” prima delle interviste 
    • Che analizzare la situazione serve per preparare domande non per dare risposte in anticipo 
    • Che lo scopo dell’intervista non è imporre il proprio punto di vista ma ascoltare quello altrui, quindi “Parlare poco, ascoltare molto!”  
    • Di non aver paura di fare domande più specifiche se qualcosa non è chiaro
    • Di domandare sempre “il perché” delle cose 

L’innovazione non dovrebbe essere affrontata separatamente a livello di tecnologia, business o persone, poiché i risultati ottimali vengono raggiunti puntando a una perfetta congiunzione dei tre elementi. 

Di recente l’innovazione è stata spesso accompagnata dal termine “Digital Disruption“.

Gartner da un’interessante definizione di digital disruption: se elaborassimo ulteriormente la dichiarazione, scopriremmo che la cultura e mercato sono legati alle persone, all’essere umano, che l’industria e il processo sono legati al business, e che le capacità, i canali o le risorse digitali sono correlati alla tecnologia.

È per questo, ben consapevoli di queste implicazioni, che abbiamo deciso di adottare questa metodologia. L’approccio olistico e incentrato sull’uomo di Design Thinking unito al nostro know-how aziendale e tecnologico, ci permette di  conoscere le sfide, e riuscire quindi a creare una scope definition che non sia focalizzata solo sulla tecnologia, ma che racchiuda una visione complessiva.

Questo argomento è di tuo interesse e vorresti trasformare la tua idea in realtà con noi? Non esitare a contattarci.

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Mirko Gubian

Mirko Gubian

Uso il Design Thinking per aiutare i team a concentrarsi sui propri utenti e a trovare il giusto modo per sfruttare le idee.

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