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Se guardo a come sono evolute le Data Platform negli ultimi anni, noto una tensione costante tra innovazione e disciplina operativa. Nella fase iniziale, era corretto privilegiare l’esplorazione: serviva velocità, a sperimentare, a dimostrare il valore dei dati. Oggi, però, molte piattaforme sono diventate parte integrante dei processi core: alimentano automazioni, modelli di intelligenza artificiale, reporting regolatorio, controlli di compliance. In alcune organizzazioni, un fermo della piattaforma dati equivale a un fermo operativo.

Eppure continuo a vedere Data Platform gestite con una logica di scelte permanenti. Ed è proprio qui iniziano a emergere inefficienze strutturali che hanno un impatto diretto sui costi del cloud.

Un’infrastruttura critica richiede un modello operativo maturo. Significa SLA formalizzati e misurati, metriche condivise con il business, monitoraggio end-to-end, procedure di incident management testate periodicamente. Significa anche una chiara attribuzione di responsabilità e un framework di risk management esplicito.

Quando questi elementi mancano, l’organizzazione tende a compensare con ridondanza e sovra-allocazione. È una dinamica quasi fisiologica: se non sono certo della resilienza del sistema, aumento le risorse per ridurre il rischio percepito. Se non ho piena osservabilità, preferisco non spegnere nulla. Se non ho runbook chiari, reagisco agli incidenti con interventi straordinari che spesso introducono nuove eccezioni permanenti.

Nel breve periodo queste scelte sembrano prudenti, ma nel medio-lungo periodo costruiscono un modello di costo inefficiente.

Io credo che il cost saving su cloud sia strettamente correlato al livello di maturità operativa. Le piattaforme più efficienti che ho osservato non sono necessariamente le più semplici dal punto di vista tecnologico, ma sono quelle meglio governate. Hanno un inventario chiaro dei workload, una classificazione dei dataset critici, policy di lifecycle management applicate in modo sistematico, revisioni periodiche delle risorse attive.

Un altro elemento spesso sottovalutato è il debito tecnico. Ogni workaround, ogni eccezione non documentata, ogni pipeline costruita “in emergenza” introduce complessità che nel tempo aumenta il costo di gestione. Non solo in termini economici, ma anche in termini di rischio operativo. E il rischio, quando si materializza, ha sempre un costo superiore a quello preventivato.

Considero il cost saving su cloud non come un progetto di ottimizzazione finanziaria, ma come l’effetto di una scelta architetturale e organizzativa precisa: governare la piattaforma come infrastruttura critica, con una visione integrata di tecnologia, rischio ed economia. È un cambio di mentalità che richiede tempo. Ma è anche la base per trasformare il cloud da variabile incontrollata di spesa a leva strutturale di efficienza.

Mirko Gubian

Mirko Gubian

Uso il Design Thinking per aiutare i team a concentrarsi sui propri utenti e a trovare il giusto modo per sfruttare le idee.